La filiera del caffè è sostenibile?

La filiera del caffè

Il caffè è una delle bevande più amate al mondo, con un consumo di oltre 3 miliardi di tazze al giorno. Dietro a questa piacevole abitudine si cela però una filiera insostenibile, data dalla sua complessa struttura che impatta negativamente sull’ambiente e sulle comunità di coltivatori. La catena del caffè, infatti, è una lunga e intricata rete che coinvolge diversi attori, dalla fase di coltivazione fino al momento in cui il consumatore gusta la bevanda.

La struttura della catena del caffè

La filiera del caffè è composta da numerosi attori: contadini, esportatori, importatori, torrefattori, distributori e consumatori.

Contadini

La catena inizia con i contadini, la cui straordinaria dedizione alla coltivazione del caffè spesso si traduce in condizioni di vita precarie. Si stima che 5,5 milioni di piccoli produttori vivano in uno stato di povertà, guadagnando appena 3,20 dollari al giorno. Questi agricoltori, nonostante il loro ruolo cruciale, rappresentano l’anello più debole della catena, sfruttati e spesso incapaci di coprire i costi di produzione base.

Il valore più basso si registra nella fase della coltivazione, mentre il valore più alto viene generato nella commercializzazione nei Paesi sviluppati. La catena è soggetta a rischi come fluttuazioni dei prezzi, shock socioeconomici, epidemie sanitarie e cambiamenti climatici, rendendo i piccoli produttori estremamente vulnerabili.

Esportatori ed importatori

Gli esportatori e gli importatori assumono un ruolo di intermediari, acquistando il caffè dai contadini e vendendolo ai torrefattori. In questa fase, si verificano spesso speculazioni e distorsioni del prezzo, che danneggiano sia i coltivatori che i consumatori finali.

Torrefattori

I torrefattori tostano il caffè verde e lo trasformano nel prodotto che conosciamo e consumiamo. Le grandi torrefazioni industriali dominano il mercato, puntando su economie di scala e prezzi competitivi. Tuttavia, questo modello spesso si traduce in una scarsa attenzione alla qualità del prodotto e all’origine del caffè.

Canali distributivi

I canali di distribuzione, sia per il consumo domestico che fuori casa, detengono una parte significativa del volume del settore. Grandi marchi dominano grazie a reti di distribuzione estese, economie di scala e investimenti pubblicitari. Infine, il consumatore, con esigenze legate al luogo e alla disponibilità finanziaria, completa la catena.

I distributori vendono il caffè ai consumatori finali, attraverso diversi canali: supermercati, negozi specializzati, bar e ristoranti.

Consumatori finali 

I consumatori, con le loro scelte di acquisto, possono influenzare l’intera filiera. È importante essere consapevoli delle problematiche legate alla produzione del caffè e optare per prodotti sostenibili e di alta qualità.

I problemi della filiera del caffè

La filiera del caffè tradizionale presenta diverse criticità:

  • Impatto ambientale: la coltivazione del caffè richiede un ingente consumo di acqua e pesticidi, con conseguente deforestazione, erosione del suolo e inquinamento delle acque.
  • Il debito dei piccoli produttori: i piccoli produttori affrontano numerosi ostacoli, tra cui condizioni di lavoro difficili e bassi guadagni. La raccolta, costosa e rappresentante fino al 70% dei costi totali di produzione, è un ulteriore peso finanziario. Gli attori successivi nella catena, sebbene fondamentali, spesso non riescono a garantire condizioni eque ai contadini di base, creando un circolo vizioso di sfruttamento e povertà.
  • Lavoro minorile: in alcune zone del mondo, il lavoro minorile è ancora diffuso nella coltivazione del caffè.
  • Cambiamenti climatici: il cambiamento climatico rappresenta una minaccia per la produzione del caffè, con la possibile perdita di aree coltivabili e la riduzione delle rese.

La via sostenibile della filiera dello specialty coffee

Lo specialty coffee si contraddistingue per la sua alta qualità, ottenuta attraverso una selezione accurata dei chicchi, una coltivazione sostenibile e una lavorazione artigianale. Questa categoria di caffè rappresenta un cambiamento positivo, focalizzandosi sulla qualità piuttosto che sulla quantità e promuovendo pratiche etiche ed ecocompatibili.

La filiera dello specialty coffee è più corta e trasparente rispetto a quella del caffè tradizionale. I torrefattori di specialty coffee collaborano direttamente con i contadini, creando relazioni di fiducia e reciproco rispetto.

In questo modello, i contadini sono premiati per la qualità del loro caffè, ottenendo un prezzo più elevato che permette loro di migliorare le proprie condizioni di vita e investire nella sostenibilità della produzione.

Anche la sostenibilità sociale è al centro dei valori dello specialty coffee, promuovendo relazioni commerciali più equilibrate e trasparenti tra produttori, esportatori, importatori e consumatori finali. In questo modo, lo specialty coffee si presenta come un’alternativa concreta per contrastare le pratiche insostenibili presenti nella catena del valore del caffè.

La visione futura per la filiera del caffè

La transizione verso una filiera del caffè più equa e rispettosa dell’ambiente richiede un impegno collettivo da parte di tutti gli attori coinvolti. Dai contadini ai consumatori finali, ognuno ha un ruolo da svolgere nella promozione di pratiche sostenibili che garantiscano un futuro migliore per l’intera industria del caffè. Solo attraverso un approccio collaborativo e consapevole possiamo sperare di creare una catena del valore del caffè che sia veramente sostenibile e equa per tutti.

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